Cosa abbiamo detto all’ARS sulla Bertolino? Ecco il documento presentato.

 

diffidantiAudizione nella IV Commissione Parlamentare Ambiente e Territorio

Inquinamento prodotto dall’attività della “distilleria Bertolino S.p.A.”

Premessa: un’industria insalubre di 1^ classe in centro abitato e in zona D2

La distilleria Bertolino è un’industria insalubre di prima classe che, secondo le vigenti normative, producendo vapori, gas o altre esalazioni insalubri, dovrebbe trovarsi isolata nelle campagne e, comunque, tenuta lontana dalle abitazioni.1

L’industria in oggetto, invece, si trova in pieno centro abitato, in violazione peraltro anche del PRG del Comune di Partinico che classifica quell’area come D2, dove è autorizzata la realizzazione di impianti industriali o artigianali innocui, ossia quelli che non producono fumo, né esalazioni, né rumori molesti.

Una storia di inquinamento e molestie

La distilleria, a seguito di ampliamenti iniziati a partire dagli anni ’80, si è sviluppata su un’estensione di oltre sette ettari all’interno del perimetro urbano, attraverso concessioni e sanatorie definite già nel 1994 dall’A.R.T.A. “illegittime2 e, dunque, da revocare.

Quella della distilleria Bertolino è una storia di inquinamento e di molestie nei confronti del territorio e dei cittadini di Partinico. Solo a titolo esemplificativo, ricordiamo che:

  1. la ditta ha lavorato senza impianto di depurazione fino al giugno del 1993, quando poi è stata bloccata e costretta a realizzare un impianto di depurazione;

  2. il torrente Puddastri, affluente del Nocella (che finisce nel mare del golfo di Castellammare), dove l’industria scarica il proprio effluente in uscita ha subito (e subisce tuttora anche da altre fonti) un pesante processo di inquinamento, per cui la ditta ha subito già una condanna definitiva nel 19993 (dieci mesi per la titolare della distilleria per inquinamento delle acque, e prescrizione di altri nove reati);

  3. negli anni 2000 la distilleria ha subito un lungosequestro da parte della magistratura e un processo per diversi capi di imputazione (con reati caduti in prescrizione4), collegati alle esalazioni moleste emesse in atmosfera che hanno provocato le reazioni della popolazione, nonché alla violazione delle norme sui rifiuti. Ancora oggi le vicende giudiziarie non si sono chiuse ed è in corso un nuovo processo.

Autorizzazione alle emissioni in atmosfera scaduta?

L’iter dell’istanza di rinnovo dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, presentata dalla distilleria Bertolino, ai sensi del Testo Unico Ambientale del 2006, non è mai stato concluso a distanza di 2 anni e 5 mesi da quando è iniziato.

Tuttavia, secondo la legge5, l’A.R.T.A. doveva pronunciarsi entro 120 giorni dalla ricezione della domanda di rinnovo (o 150 giorni nel caso di richiesta d’integrazione). Se questo non fosse avvenuto, era facoltà della ditta inoltrare istanza al Ministero dell’Ambiente (o ricorrere al TAR avverso il “silenzio” della P.A.).

Nessuna delle due possibili vie è stata intrapresa dalla distilleria Bertolino, come confermato dal dirigente del Servizio 2 dell’A.R.T.A., dott. Capilli, in data 18/04/2014.

Dunque, in base a quale autorizzazione, l’azienda effettua le sue lavorazioni, non essendo previsto l’istituto del silenzio assenso in casi come questo?

Le prescrizioni ambientali (invocate, invano, da A.R.P.A.)

I disagi, da sempre lamentati dai cittadini di Partinico, trovano conferma perfino nelle numerose (e senza riscontro) note dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, che già nel 20096 rappresentava “l’utilità di una nuova campagna di monitoraggio al fine di ottenere utili indicatori per l’eventuale inserimento di un limite per gli odori con modifica dei decreti autorizzativi”.

Le comunicazioni sono costanti e non si riportano per esigenze di brevità. Ma, nel 2013, da una relazione7 (peraltro prodotta dalla stessa ditta e, dunque, di parte), emergevano degli allarmanti rapporti relativi al monitoraggio olfattometrico, tanto che l’A.R.P.A. attestava che “l’aria intono allo stabilimento è interessata da immissioni significative provenienti principalmente dalle aree di trattamento e di stoccaggio scoperte dell’attività produttiva. L’area urbana, invece, a parere della scrivente Struttura Territoriale, risente delle ricadute derivanti dal cospicuo valore di portata di odore per secondo emessa dal camino E8 (280.000 OUe/s). Tale valore di portata in particolari condizioni meteo climatiche determina il superamento della soglia di contestazione (soglia di concentrazione alla quale un odore inizia a provocare una sensazione di fastidio)”, ed invitava gli enti in indirizzo (A.R.T.A. e Comune di Partinico) a “promuovere una revisione o integrazione dei provvedimenti autorizzativi che tenga conto delle criticità relativa alla problematica degli odori”.

Peraltro, la Relazione dell’A.R.P.A. Sicilia del 19.10.2004 (“La Distilleria Bertolino e la qualità dell’aria nel comune di Partinico”), anche attraverso rilievi fotografici effettuati in diversi periodi dell’anno dimostra che i piazzali della distilleria sono costantemente colmi di ingenti quantitativi di vinacce (nell’ordine di più di 50.000 tonnellate) e che queste, accatastate nei piazzali, subiscono costantemente processi di modificazione degradativi della sostanza organica contenuta, anche a seguito dell’azione di fattori climatici.

L’ARPA aveva condotto analisi chimiche sulle vinacce esauste dopo torchiatura, sulle vinacce grezze e sulla feccia (pag. 10/63), che avevano evidenziato un elevato contenuto in solidi totali volatili (pag. 18/63).

Inoltre, era stato evidenziato come, la riscontrata presenza di acidi a catena corta (attribuibile proprio ai fenomeni degradativi che la vinaccia subisce durante il lungo periodo di stoccaggio nei piazzali dello stabilimento), sia l’origine di odori nauseanti, dispersi in atmosfera attraverso il camino E8 dell’essiccatoio, che contribuisce in modo decisivo alla diffusione di molestie olfattive in zone più ampie, rispetto allo stabilimento, interessate alla ricaduta delle emissioni (pag. 19/63).

La stessa ARPA aveva ritenuto importante far rilevare che il camino E8 (essiccatoio), tenuto conto sia delle elevate portate, sia del suo funzionamento in continuo per buona parte dell’anno, emette nell’ambiente circostante una considerevole concentrazione di sostanza organica, essenzialmente costituita sia da idrocarburi derivanti da processi di combustione incompleta (in primo luogo benzene), sia da sostanze organiche derivanti dal processo di essiccazione delle vinacce (pag. 37/63).

Per capire: un confronto degli odori tra un impianto di compostaggio e la distilleria Bertolino

Per capire di cosa stiamo parlando, basta considerare i limiti sugli odori che la Regione impone ad esempio agli impianti di compostaggio (300 Oue/m3) rispetto a quelle che emette, dal camino, la distilleria Bertolino (pari a 6700 Oue/m3).

Cosa chiediamo?

  1. La sospensione immediata delle emissioni in assenza di un’autorizzazione valida ed efficace;

  1. L’avvio della procedura AIA, come previsto dal recente d. lgs. 46/2014, con verifica della compatibilità attuale di tutte le lavorazioni effettuate sul sito in cui sorgono gli impianti, avuto particolare riguardo alla vicinanza col centro abitato;

  1. In ogni caso, nuove ed incisive prescrizioni – imponendo all’azienda le migliori tecniche disponibili – affinché vengano rispettate le normative ambientali (e, di conseguenza, la vivibilità della città di Partinico);

  1. Una valutazione e chiara presa di posizione della Regione su una questione che mai si è voluta affrontare: le vinacce esauste (e gli ulteriori scarti di lavorazione delle distillerie) sono da considerare – alla luce delle motivazioni rese dalla Corte Costituzionale con Ordinanza n. 276/2011 (sull’art. 2-bis D.L. 171/2008 convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 30 dicembre 2008, n. 205) – rifiuti o sottoprodotti (pur sempre nel rispetto dei requisiti generali sanciti dall’art. 184-bis del “Codice dell’ambiente”)? La nostra risposta è no, con riferimento alle attuali e concrete modalità di lavorazione di tali scarti, poiché, prima di essere destinate alla combustione previa essiccazione, migliaia di tonnellate di vinacce esauste restano per mesi stoccate nello spiazzale dello stabilimento industriale, esposte agli agenti atmosferici (e oggi coperte in parte da teloni), costituendo potenziale elemento di rischio, con impatto negativo per la salute e l’ambiente (e, dunque, non ricorrendo tutti i presupposti richiesti dall’art. 184-bis T.U.A.);

  1. Fissare, a livello legislativo, dei limiti precisi e non superabili sugli odori, cui tutti gli impianti industriali insalubri debbano adeguarsi.

1 Art. 216 del R.D. 27 luglio 1934, n. 1265; voce 64 del D.M. Ministero della Sanità 05.09.1994.

Peraltro, il citato art. 216 R.D. 1265/1934 prevede che “Una industria o manifattura la quale sia inscritta nella prima classe, può essere permessa nell’abitato, quante volte l’industriale che l’esercita provi che, per l’introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato”.

2 Note Assessorato Regionale Territorio Ambiente del 5/4/1994 e del 29/11/1994; Relazione–Ispezione redatta dai dott. Italo Marinaro e Francesco Vetrano dell’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, Direzione Urbanistica, Gruppo XXXIII prot. n° 331 del 12/07/1993.

3Sentenza Corte Suprema di Cassazione n. 4993/1999, conferma Sentenza Corte App. Palermo dell’8.01.1998.

4Sentenza Tribunale di Palermo, Sezione Distaccata di Partinico n. 2196/2009.

5Art. 269 del D. Lgs. n. 152/2006.

6Nota ARPA prot. 9986494 del 21/12/2009.

7Nota ARPA prot. 27611 del 24/04/2013.

 

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