Report Consiglio: Maggioranza in sciopero e Sindaco precario.

Il Sindaco Lo Biundo ha sempre vantato una “maggioranza bulgara” in Consiglio comunale e, nonostante ciò, per approvare il primo punto all’ordine del giorno ha avuto bisogno di due sedute di Consiglio.

Si tratta del Conto Consuntivo, un atto giudicato estremamente tecnico, che di norma deve essere approvato dal Consiglio entro il 30 aprile. Quindi, non solo ci troviamo dinanzi all’ennesimo ritardo di una Giunta che, come al solito, non riesce a rispettare le scadenze, ma notiamo anche che il sindaco non riesce a portare in consiglio i suoi 18 consiglieri di maggioranza per votare un atto che, in sintesi, riporta le somme già spese e, quindi, ciò che l’amministrazione ha fatto in quell’anno.

Mentre altri Comuni sono in piena fase di programmazione (si avvicina anche il 30 luglio, termine ultimo per approvare il Bilancio di Previsione 2015), noi ci ritroviamo a dover fare i conti con un sindaco assenteista, la sua giunta incompetente e la sua maggioranza inesistente.

Durante la prima seduta di Consiglio, dove erano presenti 9 consiglieri di maggioranza su 18 e 11 consiglieri di minoranza su 12, dopo aver ascoltato il fantasioso intervento dell’Assessore al Bilancio che ha parlato di investimenti fatti per la manutenzione delle scuole, degli impianti sportivi e delle strade di cui noi, insieme ai cittadini di Partinico, non ci siamo completamente accorti, viste le condizioni precarie delle nostre scuole, dei nostri impianti sportivi e delle nostre strade, abbiamo fatto, come sempre, le nostre proposte.

Abbiamo presentato come opposizione un atto di indirizzo per impegnare la Giunta a portare a compimento le misure correttive indicate dai Revisori dei Conti per risanare la disastrosa condizione del bilancio comunale.

In più, come Gruppo consiliare, insieme ai colleghi Rosy Guida e Francesco Gioiosa, abbiamo presentato, per la terza volta da quando ci siamo insediati, un atto di indirizzo per rescindere il contratto con Riscossione Sicilia (ex Serit) e riprenderci la riscossione dei tributi non solo per un fattore di convenienza economica per il comune, ma anche per un fattore di umanità e solidarietà nei confronti di quei cittadini che non riescono a pagare e si ritrovano, nel giro di pochi mesi, soffocati da tassi usurai.

Mentre gli altri anni hanno rigorosamente bocciato la nostra proposta senza sentire ragioni, questa volta non hanno nemmeno voluto discuterla.

Il Presidente del Consiglio non mette a votazione i due atti di indirizzo presentati dalla minoranza perché, a quanto dice, non è previsto dal Regolamento comunale.

Dopo avergli fatto notare che lo Statuto comunale prevede la discussione e la votazione di atti inerenti al punto trattato (tanto che l’anno prima nella stessa situazione il Presidente aveva fatto votare le proposte presentate), si è chiesto l’intervento del nuovo Segretario (ruolo che più tecnico non esiste) che ha deciso arbitrariamente di non mettere a votazione i due atti perché “pleonastici”. Non un giudizio tecnico come suo ruolo impone, né un giudizio politico, che comunque un Segretario non può dare, ma addirittura una sua mera opinione personale.

Per questi motivi durante la prima seduta tutta l’opposizione è uscita dall’aula facendo cadere il numero legale.

Il giorno dopo i consiglieri di maggioranza, solo undici presenti, e in una seduta di appena 10 minuti, votano il consuntivo e vanno a casa.

Questa è la situazione: un Sindaco che al momento non ha più la maggioranza e che non ha mai avuto la capacità e nemmeno la voglia di governare questo paese; una maggioranza ridotta all’osso, dove solo qualche fedelissimo fa il minimo indispensabile per compiacere il Sindaco, non curandosi degli interessi e dei bisogni dei cittadini.

Quello che più ci preoccupa, al di là della crisi economica che vivono tutti i Comuni d’Italia (e non solo quelli del sud, come ha detto il Sindaco in Consiglio per giustificare il suo immobilismo), è questa crisi politica che viviamo da sette anni e che, unita alla prima, ci sta facendo sprofondare in un degrado materiale e culturale mai visto prima.

Noi dal canto nostro continueremo ad indignarci per questo modo di fare e continueremo sempre a portare avanti le nostre proposte perché, lo crediamo fermamente, è possibile cambiare Partinico.

Partinico, 01/07/15.

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